Quanto è misurabile il cambiamento?
Il cambiamento non è un oggetto che possiamo toccare o un evento che riusciamo a misurare. Il cambiamento è l’accezione che diamo ad un percorso, ad un viaggio che ha inizio dove siamo e finisce dove vogliamo o riusciamo ad arrivare.
La meta non è definitiva, inoltre, e diventa spesso il punto di partenza per un nuovo cambiamento che ci porterà verso una nuova destinazione o anche indietro a quella da cui siamo partiti.

Come misurare il cambiamento?
Detto questo, potremmo considerare un buon driver di misurazione la capacità di raggiungere la meta desiderata. Ovvero, la percentuale di percorso effettuato rispetto a quello previsto. Sempre che entrambi possano essere quantificati.
Esiste, tuttavia una questione da dirimere: ci interessa misurare l’efficacia del cambiamento o della nostra capacità di cambiare?
Efficacia vs Capacità
Le due alternative non sono complementari. A volte, ad esempio, iniziamo progetti personali o di gruppo che ci impegnano e che riusciamo ad eseguire con buona velocità e determinazione. Magari arriviamo anche vicini alla meta per poi accorgerci che le aspettative generate in fase iniziale non generano il riconoscimento atteso.
L’attenzione, quindi, si sposta dall’esecuzione del progetto alla progettazione dello stesso. Se così fosse, passerei ad analizzare una sorta di rendimento dato dalla composizione della misura del riconoscimento, appunto, che l’iniziativa tende a portare moltiplicata per la capacità successiva di raggiungerla.
In pratica, una parte del risultato è dato da quello che vogliamo effettivamente ottenere dal cambiamento e quindi focalizzerei l’attenzione sul grado di soddisfazione che possiamo raggiungere.
L’esempio del cambiamento fisico
Se ipotizzo un cambiamento del mio aspetto fisico, che può essere a livello di peso o di tonicità muscolare, devo prima chiarire con me stesso che tipo di beneficio questa iniziativa potrà portare.
L’errore da non fare è seguire l’istinto o il condizionamento sociale. Non che dimagrire sia un errore, non è questo il punto. Cambiare la mia condizione senza che questo aggiunga qualcosa lo è.
La soluzione potrebbe essere non tanto abortire una corretta iniziativa, quanto andare a cercare i potenziali benefici che essa potrebbe portare e che in questo momento non riesco a vedere. Se dimagrisco e mi aspetto un miglioramento delle mie relazioni, cosa non necessariamente automatica, posso spostare il focus su una ritrovata capacità di fare il mio sport preferito, ad esempio, cosa che invece potrebbe contribuire al miglioramento della mia condizione. L’obiettivo sociale potrei invece considerarlo con un piacevole effetto collaterale.
Il viaggio verso la meta
A questo punto, è importante riuscire a raggiungere quello che ho immaginato. Essere determinati e concludenti aiuta a monetizzare gli sforzi che andrò a fare e questo progressivo riconoscimento mi aiuta a proseguire. Se mi adopero per rimettermi in forma e competere di nuovo nel mio sport preferito, durante il percorso ogni piccolo progresso mi darà la forza morale per proseguire ed arrivare alla meta.
In ultimo, ma non meno importante, è l’esperienza di un cambiamento efficace che mi porto dentro e che potrò riutilizzare nel prossimo bisogno da soddisfare.



